S’io credesse che mia risposta fosse
a persona che mai tornasse al mondo,
questa fiamma staria senza piu scosse.
Ma perciocche giammai di questo fondo
non tornò vivo alcun, s’i’odo il vero,
senza tema d’infamia ti rispondo


Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canto XXVII, vv. 61-66


Hic Rhodus hic salta

martedì 22 maggio 2012

Che poi uno dice che il tempo passa in fretta se ci si diverte, e potrebbe anche essere vero.
Domani ultime due ore di lezione, nella solita aula, quella magna, nella solita sede, in Via Irnerio.
Poi tocca pensare agli esami (in realtà, ci si pensa già da un po', perché altrimenti...), facendo tutto il possibile per uscirne vivi, il prima possibile, che non è poi uno scherzo, comunque.
Che vorrà pure dir qualcosa aver passato questi mesi nelle solite aule, di pomeriggio, a fare quello che già vi ho raccontato qui, qualche tempo fa. E che però adesso viene il bello: hic Rhodus, hic salta, e quindi diamoci da fare, per caritàdiddio, se non si vuol far finire questa cosa meravigliosa che è durata, sembra mica vero, già 8 mesi o giù di lì.
38 crediti, a noi due.

Cloudy and breezy

sabato 19 maggio 2012

La Scozia ha fatto la Scozia, due giorni su due. Tirava vento (abbastanza), pioveva (quasi sempre), e in generale faceva freddino.
La Scozia è uno di quei luoghi selvaggi del mondo nei quali non c'è, a dirla tutta, molto da visitare. Ma c'è molto da vedere - o meglio - c'è molto da guardarsi intorno. E c'è solo da prendere la macchina (o la bicicletta, o il treno, o la barca) e puntare verso il niente, o comunque il poco, lo stretto necessario: una strada, un binario, un sentiero. Il resto lo fa quel che c'è attorno, che non è poco.
La Scozia offre una varietà esorbitante di flore e di faune (non si può che usare il plurale). Che i verdi e i gialli non bastano mai, se non a supporto di rossi e marroni. E quindi altro che grigiume o malinconia del Nord: una tavolozza intera messà lì, su un pezzetto di un'isola dove la gente guida allo specchio, mette gli aggettivi prima dei sostantivi, beve il the con il latte e beve e basta, e dove fanno le declaration il giorno delle elezioni.
La Scozia puzza e profuma, a seconda delle zone, di salsedine e di letame, o di bosco e prato. E a volte anche tutte queste cose insieme, portate dal vento.
La Scozia, banalmente, è bella. E a renderla bella sono soprattutto le cose che non ci sono, ovvero quelle che mancano. E la cosa che manca di più, alla Scozia e ai suoi paesaggi, siamo noi. Dico proprio noi, noi come umani, che in molte zone non siamo ancora arrivati, se non di passaggio, per fermarci a guardare, fare una foto, e togliendo subito il disturbo.
E senza forzarne troppo il significato, mi riesce pure di leggere gli ultimi due giorni con gli occhi di chi ultimamente pensa e rilfette molto sull'impegno in politica. Ed è una bella metafora (e un bel consiglio) per chi l'ha fatta negli ultimi N anni, tra ex e nuovi dinosauri. Per dire.

Fallimeteo

mercoledì 18 aprile 2012

Uno dei maggiori prodigi di internet è stato da sempre quello di mettere in contatto centinaia di migliaia di persone nello spazio (ancora, non siamo riusciti a farlo nel tempo, ma chissà) che, altrimenti, mai avrebbero saputo dell'esistenza le une delle altre. Il web lo ha sempre fatto, ovviamente, ma credo che qualcuno dovrebbe per questo ringraziare in modo speciale chi, qualche anno fa, ha inventato i forum di discussione.
Per i pochi che non sanno cos'è, un forum è uno spazio (un sito) nel quale, previa iscrizione, si può discutere con altri utenti di qualsiasi cosa esistente (e non). I forum solitamente sono tematici, ovvero si organizzano per settori o argomenti.
Io che sono cresciuto con la passione per il tempo atmosferico ho imparato e sperimentato cosa sono e come funzionano i forum meteo, e penso pure di averne già scritto in passato, anche qua (cercatelo, a me la roba che scrivevo già solo un anno fa mi mette i brividi).

I forum a cui sono rimasto legato negli anni (poi, ad un certo punto, alle superiori, mi sono staccato dall'ambiente perché davvero non valeva la pena di scommetterci più di tanto) sono molteplici. L'ultimo che seguivo (più o meno distrattamente) ha chiuso baracca e burattini proprio in questi giorni, confermando la disastrosa tendenza all'autodistruzione che sempre più assomiglia a masochismo di stampo politico.
Pare che a questo giro c'entrino dei soldi (maddai?), e ancora una volta si sta assistendo alla diaspora, cioè al curioso dualismo tra chi rimane e chi invece parte, per andare a piantare un'altra tenda, altrove, con un altro nome e un altro dominio. E lì ovviamente saranno rinnovate promesse e spergiuri di amicizia (non si capisce mai in che rapporto reali e/o virtuali), in un ambiente (finalmente!) tutto per sè, democratico, aperto, serio, e scientifico (che va di moda, ultimamente).

Siamo dunque al quarto fallimento dopo Meteogelo, Passionemeteo, e Meteotriveneto.
Altro giro altra corsa, sotto a chi tocca, avanti un altro, eccetera.
Spero proprio di cavarmela in questi aspri studi, perché non si può sperare di rimanere attaccati ad una passione che fa litigare in questo modo le persone. Per il tempo che fa, poi, non è proprio il caso.

L'estremo rimedio

venerdì 6 aprile 2012

Dunque, anche la Lega è dentro (o fuori, a seconda dei punti di vista). Il calderone è ormai pieno (di schifezze, naturalmente), e anche chi ultimamente si è allenato a difenderla, la politica, ora si trova con le spalle al muro. Monta la disaffezione, la rabbia, il senso di sporcizia. Ed è perfettamente comprensibile, se non praticamente giustificabile, che non se ne possa più, da più parti, di tutti e di tutto.
Mi costa dirlo, perché a me la politica piace, piace da molto tempo, e da molto tempo la seguo. E però no, non ce la farò difenderla ancora per molto, se questa è la piega che deve prendere la faccenda: la misura è colma, strabordante, e nessuno pare rendersi conto che si è andati ben oltre l'aria di fine impero. Siam già verso il medievo, e quello basso, credo.

È come se ci fosse uno spread (in realtà, c'è per davvero) tra cittadini e politica che vale tre o quattro volte quello tra btp italiani e bund tedeschi. Quantitativamente (se potessimo quantificarlo), ma anche qualitativamente (perché prima della fiducia dei mercati, è bene occuparsi di quella dei cittadini per le loro istituzioni). E se non facciamo qualcosa in proposito, e non lo facciamo subito, le conseguenze e le proporzioni di quello che accadrà non siamo probabilmente in grado di immaginanercele.

Tuttavia, c'è un grosso problema. Ed è che chi dovrebbe oggi occuparsi di quel che c'è da fare non ha né la credibilità minima necessaria per farlo, né la fattiva capacità. Smettiamola di credere alle favole: non si troverà mai un accordo sulla legge elettorale entro la prossima primavera (e forse è meglio così, visto il pasticciaccio all'orizzonte), né si riuscirà mai ad approvare una benedetta legge sulla corruzione, o una sul finanziamento ai partiti. Ancora meno probabili sono le riforme costituzionali, visto l'iter procedurale infinito. E comunque, pessimismo a parte, anche se solo una di queste cose fosse fatta, non sarebbe certo sufficiente a neutralizzare la più totale e nera sfiducia che gli Italiani ripongono nei confronti dei loro eletti.

Dunque, qui, non è più questione di cose da fare, purtroppo. Quello è un treno che abbiamo perso molto tempo fa, all'incirca tra l'ultimo governo Prodi (che nessuno difende mai abbastanza) e lo sfascio definitivo successivo che ci ha fatti arrivare sin qui (come ha scritto Pippo sul post).
Ora, qui, adesso, (metteteci l'avverbio che vi piace di più) ci vuole un cambio radicale, totale, azzerante, della classe dirigente. Ci vuole, cioè, un rovesciamento del tavolo e di tutto quello che c'è sopra. E nemmno questo, che sembra un gesto semplice o da poco, è qualcosa che possono permettersi in molti. Nello specifico, può permetterselo solo (o quasi) il Partito Democratico. Come? Convocando il congresso, subitissimamente, prima che con le elezioni del 2013 ci si infili in un altro tunnel infernale che poi ci costringa, dopo qualche anno, a chiamare i tecnici, ancora, di nuovo, a salvarci.

Ci vuole un congresso, ma - sia chiaro - non un congresso qualunque. Ne serve uno straordinario, speciale, uno che sia il più possibile all in, o anche all inclusive. Con dentro tutti quelli che ci stanno, a sinistra e nella società, per ricominciare daccapo. Un congresso partecipatissimo, che nei modi e nei contenuti faccia parlare di sé, e dia la dimensione di un cambiamento totale e radicale del modo di fare politica, in questo paese. Un congresso che azzeri tutto quello che c'era prima, dalemanesimosessuale compreso. Ognuno per dire la propria in un "tutto" condiviso, nel senso letterale del diviso con. E con anche, però, il passo indietro necessario e inevitabile di chi è ancora qui (o meglio, lì) e ha ormai poco o pochissimo da dire. 

Si deve, in buona sostanza, applicare semplicemente quella magnifica canzone di Gaber che parlava di libertà e di partecipazione. Su quelle note lì, allora, sarà tutta un'altra storia, un'altra politica, un'altra Italia (si spera, la Prossima).
E anche il contributo del sottoscritto, a quel punto, non potrà mancare.

I fisici che siamo (continua da: "Si, quelli lì")

mercoledì 28 marzo 2012

Passo i pomeriggi a risolvere esercizi di vario genere, tra carrucole che scendono, scatoloni improbabili impilati e poi spinti, sfere che rotolano nei modi più diversi, molle che oscillano di qua e di là. E quando (spesso) non ne vengo a capo, siccome sono testardo, invece di cambiare aria, di farne un altro, rimango sopra lo stesso per ore e ore senza cavarci un ragno dal buco. D'altronde deve riuscire, ci dev'essere un modo, dov'è che sbaglio, e così via. Mi dico spesso (per farmi coraggio) che quel tempo è un investimento e non uno spreco, e che in fondo fa parte del gioco. E mi scatena pure una marea di riflessioni che con Newton e Bernoulli hanno stranamente moltissimo e pochissimo a che fare. Che non è poco, secondo me.

L'ambizione dei fisici è sempre stata quella di descrivere in modo ordinato il mondo, di capire come questo funzioni e di quali norme lo regolino. Da Galileo in poi si è capito che questo non è possibile sempre e dappertutto. Da allora esiste un limite ben preciso: il poter riuscire a misurare ciò che si vuole descrivere. E ogni postulato, ogni legge, ogni principio, diventa così il risultato di qualcosa che esisteva prima che questi fossero formulati. E inevitabilmente smettono di essere veri non appena si esce dal campo nei quali sono stati sperimentalmente verificati. Abbiamo passato dei mesi a sentirci dire che Einstein poteva essersi sbagliato, ma decine e decine di evidenze empiriche erano ancora lì a dirci che in realtà la relatività continuava a valere, e i gps funzionavano comunque, anche con i neutrini usciti pazzi.

A me non sono mai piaciute le generalizzazioni e le semplificazioni. Mi fanno soffrire perché mi trasmettono l'idea che non si vogliano approfondire i problemi, che siano solo dei concetti comodi e pronti all'uso, che non abbiano nulla a che fare con i dati veri della realtà, e che non tengano conto di chi sta dietro i numeri – siano essi persone o cose – anche quando questi sembrerebbero sostenerle. Eppure la fisica ne è piena. Si fanno assunzioni teoriche di continuo, ignorando attriti, immaginando funi e corde inestensibili, riducendo tutto a punti materiali: oggetti che mai nessuno ha visto, conosciuto, o toccato con mano. Ci si semplifica la vita supponendo che alcune forzanti siano dominanti sulle altre, e che vi siano innumerevoli effetti trascurabili. Ma senza le semplificazioni di cui sopra nessun problema di fisica sarebbe risolvibile a patto di non impostare sistemi di trenta o quaranta equazioni. O a patto di non riprodurlo nella realtà. Appunto, la realtà: tutto questo per dire che, in questi mesi, sono arrivato lentamente alla conclusione che la realtà non è semplice, anche quando lo sembrerebbe. E questo rimane un concetto banale e scontato fin quando non viene sottovalutato. Sto imparando ad apprezzare quello che studio anche e soprattutto perché mi insegna il peso e il significato di ogni approssimazione, arrotondamento, semplificazione. Mi insegna, in buona sostanza, prima ancora che nel merito, un metodo per guardarmi attorno. Niente è uguale a nessuno, nessuno è uguale a tutti, tutti sono diversi e se stessi. Semplificare va bene, ma fino ad un certo punto. Non viviamo a fine capitolo del Resnik o nell'eserciziario del Mazzoldi. Non siamo sfere omogenee. E, soprattutto, non ci sono le soluzioni alla fine.

Quando all'inzio ho citato Newton e Bernoulli, volevo intendere che questi non furono solo scienziati. Fecero delle loro vite (e sono in buona compagnia, la lista sarebbe lunga) connubi di scienza e fede, scienza e filosofia, filosofia e fede, lettura e scrittura, studio e meditazione, e potrei continuare a lungo. Furono, cioè, curiosi di ciò che stava loro attorno. Come dovremmo essere noi tutti i giorni della nostra vita, padroni di noi stessi, di quello che facciamo, di quello in cui crediamo. Desiderosi di provare le cose più diverse e disparate, anche quando serve coraggio. A volte vado a letto con questi pensieri, rifletto a lungo, e giungo alla conclusione che non sono ancora quello che vorrei essere. Vorrei cioè essere un vero fisico, in questo senso mio, tutto personale, che ho imparato in questi mesi in questa splendida città.

Si, quelli lì

giovedì 15 marzo 2012

Ultimamente sto riscoprendo un certo affetto, un certo orgoglio speciale per ciò che faccio, i luoghi che frequento, le persone che incontro; ma, sopratutto, per quello che sono e per quello in cui credo, come uomo. O, almeno, mi sforzo di farlo, perché in fondo è tutto quello che ho e quello che conta davvero, nella vita.

Qualche giorno fa, dopo le dichiarazioni di Alfano contro i matrimoni tra persone dello stesso sesso, ho inziato a leggere qua e là su giornali, blog, e siti web, l'ennesima barbosa campagna imbastita alla bell'e meglio contro il fantomatico mondo cattolico, reo di ostacolare ed arrestare l'avanzata dei diritti civili in questo paese.
Ora, io, da fedele cattolico quale sono, mi sento preso in causa a sproposito. E non ci sto, assolutamente. E ve lo dico apertamente, liberamente, sinceramente: non ho nulla in contrario all'estensione del matrimonio civile anche per gay, lesbiche, e per qualsiasi altra categoria umana. E (sorpresa!) direi che non sono l'unico eretico a pensarla così, qui dentro. Vorrei dunque rassicurare voi, voi del mondo esterno (quello che da un po' è di moda definire laico), che è pieno così - là fuori - di cattolici devoti, sposati, impegnatissimi, pronti a riconoscere la non sottile differenza tra vita civile e vita sacramentale. E che queste non si possono sempre sovrapporre: non per forza e non per tutti. E che gli occhi di Dio non sono quelli di un sindaco, né ha la stessa valenza ciò che viene legato innanzi ad essi.
E sì, anche se può sembrare incredibile ed indecente, il papa ci dice spesso delle cose (e le dice proprio a noi, wow!), cose di cui a noi tocca rispettare l'autorità nel giudizio. Poi, però, abbiamo anche quella che lo stesso concilio vaticano secondo ha ritenuto sacra e inviolabile: la coscienza personale; ecco, quella ci è rimasta, e state sicuri che nessun vescovo, cardinale, o monsignore, potrà mai portarcela via.
Conosciamo bene, a differenza vostra, la differenza tra Stato e Chiesa, non siamo soldatini del Vaticano schierati qui, in terra straniera. Siamo uomini, cittadini italiani anche noi, porcalamiseria! E vogliamo essere considerati alla stregua di tutti gli altri, conservando ognuno la propria libertà e la propria unicità di pensiero e giudizio. Non siamo una categoria, un blocco unico, un monolite che parla con una voce sola. Siamo una somma di tanti elementi, variegati, mescolati, del nord come del sud, operai come imprenditori, politici come giornalisti, biondi come castani, uomini come donne, di destra come di sinistra. Siamo ovunque, nei posti più impensabili e in quelli più banali. Siamo trasversali e spesso litighiamo tra di noi perché su tante cose non andiamo d'accordo.
Poi, però, almeno una volta alla settimana, sapete dove potete trovarci. Siamo tutti nello stesso posto e tutti per lo stesso motivo. Ci scaldiamo molto per questo mondo laico, ci teniamo probabilmente tanto quanto ci tenete voi. Ma in realtà pensiamo già a come andare di là senza farci troppo del male. E, che lo vogliate o no, vogliamo portare con noi anche voi.

Nessuno nasce imparato

mercoledì 8 febbraio 2012

Fosse davvero nepotismo quello dei figli dei ministri Fornero e Cancellieri e del presidente Monti, ciò di cui si fa tanto parlare in questo paese negli ultimi giorni, sarei ben disposto ad estenderlo volentieri, e ad incentivarlo. Perché se nemmeno lauree e master (provati e documentati) sono più sufficienti a dare garanzia di competenza e capacità, in Italia, ci toccherà presto inventare qualche nuova categoria dello spirito da inserire nel curriculum. Non avrei mai pensato di doverlo dire io - uno che non si fa scrupoli a criticare la ricchezza - ma inizia a disgustarmi questo odio sociale pregiudizioso e perverso per il quale qualunque persona benestante che ricopra un ruolo pubblico debba essere per forza disonesta, tramante la più infida furberia, pronta a derubare il povero onesto cittadino indifeso (un noto blogger la chiamava campagna contro i Grandi Spietati Cattivi).
Non sta scritto da nessuna parte che la democrazia debba privare il figlio del benestante del diritto di occupare posti di rilievo nella società, se lo merita. La vera domanda da farsi, piuttosto, è chiedersi come mai a fare il professore universitario sia ancora oggi (spesso e volentieri) il figlio di un borghese (di un borghese qualunque, anche senza che questo diventi un ministro), e non quello di un contadino, di un operaio, o di un impiegato. Non può essere il caso o la fatalità.
Sarà mica che la vera mobilità da rimettere in moto in questo paese è innanzitutto quella sociale?