S’io credesse che mia risposta fosse
a persona che mai tornasse al mondo,
questa fiamma staria senza piu scosse.
Ma perciocche giammai di questo fondo
non tornò vivo alcun, s’i’odo il vero,
senza tema d’infamia ti rispondo


Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canto XXVII, vv. 61-66


Si, quelli lì

giovedì 15 marzo 2012

Ultimamente sto riscoprendo un certo affetto, un certo orgoglio speciale per ciò che faccio, i luoghi che frequento, le persone che incontro; ma, sopratutto, per quello che sono e per quello in cui credo, come uomo. O, almeno, mi sforzo di farlo, perché in fondo è tutto quello che ho e quello che conta davvero, nella vita.

Qualche giorno fa, dopo le dichiarazioni di Alfano contro i matrimoni tra persone dello stesso sesso, ho inziato a leggere qua e là su giornali, blog, e siti web, l'ennesima barbosa campagna imbastita alla bell'e meglio contro il fantomatico mondo cattolico, reo di ostacolare ed arrestare l'avanzata dei diritti civili in questo paese.
Ora, io, da fedele cattolico quale sono, mi sento preso in causa a sproposito. E non ci sto, assolutamente. E ve lo dico apertamente, liberamente, sinceramente: non ho nulla in contrario all'estensione del matrimonio civile anche per gay, lesbiche, e per qualsiasi altra categoria umana. E (sorpresa!) direi che non sono l'unico eretico a pensarla così, qui dentro. Vorrei dunque rassicurare voi, voi del mondo esterno (quello che da un po' è di moda definire laico), che è pieno così - là fuori - di cattolici devoti, sposati, impegnatissimi, pronti a riconoscere la non sottile differenza tra vita civile e vita sacramentale. E che queste non si possono sempre sovrapporre: non per forza e non per tutti. E che gli occhi di Dio non sono quelli di un sindaco, né ha la stessa valenza ciò che viene legato innanzi ad essi.
E sì, anche se può sembrare incredibile ed indecente, il papa ci dice spesso delle cose (e le dice proprio a noi, wow!), cose di cui a noi tocca rispettare l'autorità nel giudizio. Poi, però, abbiamo anche quella che lo stesso concilio vaticano secondo ha ritenuto sacra e inviolabile: la coscienza personale; ecco, quella ci è rimasta, e state sicuri che nessun vescovo, cardinale, o monsignore, potrà mai portarcela via.
Conosciamo bene, a differenza vostra, la differenza tra Stato e Chiesa, non siamo soldatini del Vaticano schierati qui, in terra straniera. Siamo uomini, cittadini italiani anche noi, porcalamiseria! E vogliamo essere considerati alla stregua di tutti gli altri, conservando ognuno la propria libertà e la propria unicità di pensiero e giudizio. Non siamo una categoria, un blocco unico, un monolite che parla con una voce sola. Siamo una somma di tanti elementi, variegati, mescolati, del nord come del sud, operai come imprenditori, politici come giornalisti, biondi come castani, uomini come donne, di destra come di sinistra. Siamo ovunque, nei posti più impensabili e in quelli più banali. Siamo trasversali e spesso litighiamo tra di noi perché su tante cose non andiamo d'accordo.
Poi, però, almeno una volta alla settimana, sapete dove potete trovarci. Siamo tutti nello stesso posto e tutti per lo stesso motivo. Ci scaldiamo molto per questo mondo laico, ci teniamo probabilmente tanto quanto ci tenete voi. Ma in realtà pensiamo già a come andare di là senza farci troppo del male. E, che lo vogliate o no, vogliamo portare con noi anche voi.

Nessuno nasce imparato

mercoledì 8 febbraio 2012

Fosse davvero nepotismo quello dei figli dei ministri Fornero e Cancellieri e del presidente Monti, ciò di cui si fa tanto parlare in questo paese negli ultimi giorni, sarei ben disposto ad estenderlo volentieri, e ad incentivarlo. Perché se nemmeno lauree e master (provati e documentati) sono più sufficienti a dare garanzia di competenza e capacità, in Italia, ci toccherà presto inventare qualche nuova categoria dello spirito da inserire nel curriculum. Non avrei mai pensato di doverlo dire io - uno che non si fa scrupoli a criticare la ricchezza - ma inizia a disgustarmi questo odio sociale pregiudizioso e perverso per il quale qualunque persona benestante che ricopra un ruolo pubblico debba essere per forza disonesta, tramante la più infida furberia, pronta a derubare il povero onesto cittadino indifeso (un noto blogger la chiamava campagna contro i Grandi Spietati Cattivi).
Non sta scritto da nessuna parte che la democrazia debba privare il figlio del benestante del diritto di occupare posti di rilievo nella società, se lo merita. La vera domanda da farsi, piuttosto, è chiedersi come mai a fare il professore universitario sia ancora oggi (spesso e volentieri) il figlio di un borghese (di un borghese qualunque, anche senza che questo diventi un ministro), e non quello di un contadino, di un operaio, o di un impiegato. Non può essere il caso o la fatalità.
Sarà mica che la vera mobilità da rimettere in moto in questo paese è innanzitutto quella sociale?

La pezza peggio del buco

giovedì 26 gennaio 2012

Il più prestigioso dei quotidiani di questo paese - il Corriere della Sera - dal primo agosto del 2011 riceve e pubblica le previsioni del tempo di un noto portale che si occupa di meteorologia. Il sito è gestito da un noto meteoman il cui curriculum (una volta che avete capito di chi si parla) è facilmente reperibile on line. Scorrendolo vi accorgerete di come, al di là dell'approfondimento personale (che io chiamo hobby, di solito), non c'è nulla (o quasi) nella carriera di quest'uomo che abbia a che fare con quella bella e nobile scienza che è la meteorologia. E, nonostante tutto, il suo portale è seguito in lungo e in largo in questo paese e - a giudicare dai numerosi sponsor, tra cui il Corsera, che però è solo un esempio - si può presumere fatturi molte migliaia di euro l'anno.
Nessuna invidia, per carità. Anche perché tutto ciò che fa utili è benvenuto, in questo momento difficile. Tuttavia, è curioso notare come proprio il mercato di cui si parla tanto nelle ultime settimane - quello, per capirci, che dovrebbe stimolare la competizione e premiare i meritevoli - in un settore dove vige totale anarchia (non esiste un albo dei meteorologi, in questo paese), abbia portato una tale stortura del rapporto tra profitto e competenza. Un signor quasi nessuno è diventato un vero e proprio imprenditore del settore, senza una laurea o diploma specifici. E viene sovente apostrofato e rivestito del termine "meteorologo" al pari di chi ha investito (o sta investendo) la propria preparazione a livello accademico, e non sulle riviste in abbonamento.
Oggi ho avuto (personalmente) la conferma che non solo il loro successo non è frutto di merito, ma anche (e soprattutto) che è immeritato, in quanto scadente. Questo è quello che hanno scritto oggi in homepage:
"Ci scusiamo con i nostri lettori per le difficoltà di previsione degli ultimi giorni. Come è noto, oggi le previsioni non le fa il singolo meteorologo, ma vengono elaborate da supercalcolatori. [...]"
Con una faccia tosta che ha dell'incredibile, si scusano per una cosa che probabilmente non hanno mai saputo cosa fosse: elaborare una previsione. Perché non è vero che oggi fanno tutto i supercalcolatori. Quelli di certo aiutano, offrono quintali di dati, offrono un sacco di spunti. Ma poi c'è il lavoro vero del meteorologo: quello di mettere insieme le trame, ricomporle, riordinarle. Non semplicemente trasformare numeri in cartine colorate con scritte del calibro di "NEVE FURIOSA".
Questo non lo sanno, ma si spera sempre che prima o poi glielo dica Della Loggia (o Ostellino, o chi per loro) con un bell'editoriale di apertura, di quelli indignati, di quelli belli.

Chimica

mercoledì 18 gennaio 2012

Una corsa contro il tempo (in senso didattico), più che un corso intensivo. 48 ore per rifare tutto quello che si è visto in quarta superiore, più gli interessi. Mendelev, calcolatrice, proporzioni sono (quasi) sufficienti per passare l'esame. Una corsa contro il tempo anche in senso letterale, poiché costringe a spostarsi da via Irnerio a via Selmi da un momento all'altro della giornata. Le lezioni sono più noiose che vivaci (e - guarda caso - due di quattro ore erano le ultime due del martedì, il superday del 9-18 filato), ma diventano improvvisamente divertenti, a sprazzi, quando al prof riesce la battuta o l'allarme anti-incendio sfratta tutti dall'aula magna facendo perdere il (già poco) tempo a disposizione.
È tendenzialmente solo scritto, perché l'orale c'è (forse) per chi prende meno di 25.
Non pensarci più già al primo appello è un sollievo, soprattutto se algebra è già uscita di scena e soprattutto perché fisica generale e analisi si fa fatica a portarle in pari durante il primo semestre, e ci vuole un po' di tempo (febbraio) per riprenderle in mano. E poi bisogna far riposare corpo e mente prima di buttarsi a capofitto con il secondo semestre, che comincia il 27 febbraio.
Ai prossimi esami, si soffre il caldo.

Algebra e geometria

martedì 17 gennaio 2012

È il primo di tanti. Rompe il ghiaccio. È un esordio e farlo bene conta. Ma anche cannarlo non è una tragedia. Gli anziani laureandi sentenziano, delle volte: la prima scrematura. Il corso dura tre mesi, la prof corre come un ossesso; a Natale le nozioni arrivano a riempire quattro (dico 4) quaderni di appunti.
La parte di algebra è preponderante e ne occupa la gran parte; le amiche del corso si chiamano matrici: tabelle piene di numeri ossessivamente riordinati lungo righe e colonne con cui si può giocare fino alla fine dei tempi, perché ci fai tante cose che alla fine non riesci a ricordare tutte. E poi riduzioni, ortogonalizzazioni, autovettori, autovalori. Tanti conti da fare, tanti errori di calcolo e di segno. Le lettere più usate sono le ultime dell'alfabeto (x,y,z,t,), i numeri tendenzialmente piccolini, raramente a due cifre. Ma è sufficiente a complicare le cose, spesso, e ne avanza anche.
Poi, ovviamente, spazio alla geometria. Che parla il greco, ma non è proprio un altro mondo (e non sta su un altro piano, per fare gli spiritosi). A forza di sfere, piani, e rette ti sembra di avercela davanti. Non come la compagna, astratta e surreale, che sta solo nei pensieri e nelle menti degli studenti e dei professori. La geometria è - tutto sommato - attorno a noi, nelle forme degli oggetti, nelle superfici. Lo strumento magico per non farsi spaventare si chiama disegnino, ed è un bel modo per provare a passare lo scritto.
Il tutto vale dieci sudati crediti. Sia scritti che parlati.

Senti chi parla

giovedì 5 gennaio 2012


Da adesso in poi, per quel che mi riguarda, Grillo & Co. possono dire tutto quello che vogliono. Sappiano però che la cacciata di un esponente del loro movimento, accusato di aver tradito il mandato elettorale per aver espresso la propria personale preoccupazione per la chiusura di uno dei giornali che ha fatto la storia di questo paese (e, implicitamente, per chi ci lavora), è una bega politica degna del più partito di tutti i partiti italiani, e non esattamente una prova di democrazia interna. Per non parlare delle polemiche trascinatesi sui giornali, con interviste e controinterviste, accuse e controaccuse (in questo hanno imparato dal - come lo chiamano loro - piddimenoelle, probabilmente); o, ancora, dei soldi degli stipendi dei vari eletti che, ora che hanno professato e promesso di non intascare al pari di tutti gli altri, non sanno più dove mettere. Senza contare l'altra vera questione fondamentale: il chi comanda. Al di là delle esibizioni del capo-comico, non ho ancora sentito parlare di congressi, circoli, forum tematici, assemblee (dacché mi risulti). Figuriamoci di primarie (saranno finta democrazia pure quella). Non ho ben capito nemmeno come scelgono i loro candidati, sempre se un criterio ce l'hanno.

Ovviamente, lungi da me voler insegnare qualcosa al movimento cinque stelle. Lungi da me difendere una delle classi politiche più stupide e masochiste della storia di questo paese (quelli, per capirici, del: "non è vero che guadagnamo meno di tutti, anzi, probabilmente moriremo di fame").
Non mi vengano però a dire - non più - che loro non fanno parte della partita, che non sono del gioco come tutti gli altri. Non ci crede più nessuno. Soprattutto quando capita di leggere cose tipo queste queste, e ritrovarsi nei commenti:


Non fate del qualunquismo, disse l'amico del movimento cinque stelle. Già.

In difesa

lunedì 2 gennaio 2012

Evidentemente, occorreva aspettare il giudizio di un governo tecnico e l'approdo di un ammiraglio al ministero della difesa - cioè di uno del settore - per capire che oltre venti miliardi di spese militari sono una quantità fin troppo esosa, per il bilancio di uno stato che fa i conti da anni con il quarto debito pubblico più grande del mondo.
Dunque non c'entravano un tubo l'antimilitarismo, l'antiamericanismo, la sinistra radicale, il muro di berlino, la retorica sulle missioni di pace, la falce o il martello, il senatore Turigliatto, la base di Vicenza, i morti di Nassirya. Per capire che in questi anni difficili servono più scuole, più asili, più tutele sociali, e non più armi, più bombe o più aerei, era sufficiente chiedere a quelli che di bombe, aerei, e armi se ne intendono e ne fanno il loro pane quotidiano.
A sinistra, abbiamo la gran fortuna di poter far coincidere (spesso) ideologia e buon senso. Purtroppo, è un fattore che sfruttiamo troppo poco.