
Da adesso in poi, per quel che mi riguarda, Grillo & Co. possono dire tutto quello che vogliono. Sappiano però che la cacciata di un esponente del loro movimento, accusato di aver tradito il mandato elettorale per aver espresso la propria personale preoccupazione per la chiusura di uno dei giornali che ha fatto la storia di questo paese (e, implicitamente, per chi ci lavora), è una bega politica degna del più partito di tutti i partiti italiani, e non esattamente una prova di democrazia interna. Per non parlare delle polemiche trascinatesi sui giornali, con interviste e controinterviste, accuse e controaccuse (in questo hanno imparato dal - come lo chiamano loro - piddimenoelle, probabilmente); o, ancora, dei soldi degli stipendi dei vari eletti che, ora che hanno professato e promesso di non intascare al pari di tutti gli altri, non sanno più dove mettere. Senza contare l'altra vera questione fondamentale: il chi comanda. Al di là delle esibizioni del capo-comico, non ho ancora sentito parlare di congressi, circoli, forum tematici, assemblee (dacché mi risulti). Figuriamoci di primarie (saranno finta democrazia pure quella). Non ho ben capito nemmeno come scelgono i loro candidati, sempre se un criterio ce l'hanno.
Ovviamente, lungi da me voler insegnare qualcosa al movimento cinque stelle. Lungi da me difendere una delle classi politiche più stupide e masochiste della storia di questo paese (quelli, per capirici, del: "non è vero che guadagnamo meno di tutti, anzi, probabilmente moriremo di fame").
Non mi vengano però a dire - non più - che loro non fanno parte della partita, che non sono del gioco come tutti gli altri. Non ci crede più nessuno. Soprattutto quando capita di leggere cose tipo queste
queste, e ritrovarsi nei commenti:
Non fate del qualunquismo, disse l'amico del movimento cinque stelle. Già.
2 commenti:
Non ho nulla da aggiungere...
Già!
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