S’io credesse che mia risposta fosse
a persona che mai tornasse al mondo,
questa fiamma staria senza piu scosse.
Ma perciocche giammai di questo fondo
non tornò vivo alcun, s’i’odo il vero,
senza tema d’infamia ti rispondo


Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canto XXVII, vv. 61-66


Algebra e geometria

martedì 17 gennaio 2012

È il primo di tanti. Rompe il ghiaccio. È un esordio e farlo bene conta. Ma anche cannarlo non è una tragedia. Gli anziani laureandi sentenziano, delle volte: la prima scrematura. Il corso dura tre mesi, la prof corre come un ossesso; a Natale le nozioni arrivano a riempire quattro (dico 4) quaderni di appunti.
La parte di algebra è preponderante e ne occupa la gran parte; le amiche del corso si chiamano matrici: tabelle piene di numeri ossessivamente riordinati lungo righe e colonne con cui si può giocare fino alla fine dei tempi, perché ci fai tante cose che alla fine non riesci a ricordare tutte. E poi riduzioni, ortogonalizzazioni, autovettori, autovalori. Tanti conti da fare, tanti errori di calcolo e di segno. Le lettere più usate sono le ultime dell'alfabeto (x,y,z,t,), i numeri tendenzialmente piccolini, raramente a due cifre. Ma è sufficiente a complicare le cose, spesso, e ne avanza anche.
Poi, ovviamente, spazio alla geometria. Che parla il greco, ma non è proprio un altro mondo (e non sta su un altro piano, per fare gli spiritosi). A forza di sfere, piani, e rette ti sembra di avercela davanti. Non come la compagna, astratta e surreale, che sta solo nei pensieri e nelle menti degli studenti e dei professori. La geometria è - tutto sommato - attorno a noi, nelle forme degli oggetti, nelle superfici. Lo strumento magico per non farsi spaventare si chiama disegnino, ed è un bel modo per provare a passare lo scritto.
Il tutto vale dieci sudati crediti. Sia scritti che parlati.

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