Adesso, però, iniziamo davvero a prenderci in giro.
Perché d'accordo che i tempi del Parlamento sono quelli che sono, che se abbiamo aspettato sin d'ora possiamo aspettare ancora, che i vitalizi per i prossimi e i futuri già li hanno tolti (e forse chiedere di levarli a chi è già sul suo scranno da anni o è venuto prima era troppo). Posso addirittura concedere che un deputato abbia effettivamente diritto ad un trattamento economico mediamente superiore rispetto a quello di un cittadino normale (perché la democrazia, come ci ricordava Serra qualche tempo fa, è anche affidare il potere ai migliori, che è sempre meritocrazia).
Tuttavia, proprio quando fuori dal palazzo infuria il vento e la bufera (nello specifico: soffiano questo vento e questa bufera), proprio quando - con un colpo basso mica da ridere - viene tolta da sotto il naso la pensione a migliaia di lavoratori, proprio quando viene rimessa l'ici sulla prima casa, vengono alzate a dismisura le accise sui carburanti, e viene data pista libera alle regioni per innalzare l'irpef (dopo aver fatto scendere nuovamente la scure sui bilanci locali), proprio nel momento di minimo assoluto di credibilità per la classe politica e dirigenziale di questo paese, uscirsene in questo modo e in questi termini è assolutamente indecente, oltre che politicamente e comunicativamente masochistico.
Non voglio credere che non lo capiscano, questi poveri idioti. E non voglio nemmeno pensare che lo facciano apposta. Ma non vorrei nemmeno credere, a dir la verità, che pensassero davvero di potersi nascondere dietro a tali capziosità giuridiche delle quali, agli Italiani (e una volta tanto lo dico: a ragione) non frega un accidente.
E dire che per salvare la categoria ne basterebbe uno (anche del Pdl) che alzasse la manina e dicesse: "colleghi, ma che stracazzo fate?".




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