[Metto le mani avanti: il rischio di questo post si chiama spocchia]
Ricordo una bella (e piuttosto famosa) pagina de La coscienza di Zeno sulla significatività delle date nella vita di un uomo. Il protagonista, volendo smettere di fumare, cercava di sfruttare gli eventi tragici o maggiormente rilevanti della propria vita (ad esempio la morte del padre) come anche le date simboliche del calendario (ad esempio quelle palindrome), appuntandosi poi nel taccuino il giorno - quel giorno - che doveva diventare il giorno dell'ultima sigaretta.
Ovviamente (spoiler!) non smise mai di fumare, tradendo il fioretto ogni santa volta.
Oggi (come molte altre volte) è una di quelle date. Ipersfruttata dall'intera umanità per fare bilanci, fioretti, promesse a se stessi e ad altri. E io, non essendo da meno, ci avevo pure provato, a scrivere un post celebrativo-riepilogativo sul 2011.
Poi, com'è facile verificare, non ci sono riuscito. O meglio, ho smesso di farlo non appena mi sono accorto che stavo scrivendo un mucchio di cose banali o poco interessanti su di me e su quello che è successo negli ultimi dodici mesi.
Ecco, credo (in generale) di avere un grosso problema con l'originalità. E non solo di quello che scrivo qui nel blog. Mi capita spesso, anche nelle discussioni della "vita reale", di rimanere in silenzio per mancanza di spunto, o per totale incapacità di giudicare "a modo mio" un certo fatto, una certa idea, una certa persona. E piuttosto che pronunciare quella frase abominevole che suona sempre assurda: "la penso come...", preferisco starmene in silenzio, ascoltare, cercando di capire come mai non ho un'idea precisa (quando mi accontenterei di una anche approssimata) sull'argomento.
Ricordo di avere ammesso questa cosa per la prima volta in quinta liceo, durante un'ora di storia spesa in una discussione sul processo di Norimberga. Il professore si stupì del mio silenzio (tendenzialmente rimango uno partecipe e attivo, nei dibattiti) e mi chiese cosa pensassi. Non potei che ammettere l'unica verità: ovvero che non sapevo cosa dire, perché ero troppo combattuto per dare un giudizio preciso e secco.
Non so se il mio sia più un pregio o un difetto, un vezzo da anticonformista schizzinoso o una prova di una sorta di "indipendenza" nelle idee. Me lo chiedo spesso, e sono sempre più convinto che non si tratti di una cosa positiva.
Sono molto geloso delle mie idee. Mi è capitato un paio di volte, per esempio, di scrivere qui su InCantaLog cose che Michele Serra (il mio faro, nel giornalismo) ha ripreso con qualche giorno di ritardo sulla sua rubrica su Repubblica, L'Amaca. È stupido e folle persino ammetterlo, ma non posso nascondere di essermi inorgoglito e sentito importante, in quelle occasioni.
Dunque forse è questo il vero problema: ritengo molto importante quello che penso e che scrivo. Forse anche troppo. E mi spiace quando - rileggendo ciò che ho prodotto - mi accorgo di non aver detto al lettore nulla più di ciò che sapeva già o che poteva sospettare che pensassi.
Ecco perché non sono riuscito a scrivere nulla sull'anno che sta finendo o su quello che viene. Ed ecco anche perché scrivo poco ultimamente. Non è solo una questione di tempo da investire, come ho detto qualche tempo fa.
Una delle prime cose da fare da domani (quindi da subito) è liberarsi di questa sorta di schiavismo, che è insopportabile tanto quanto il riempirsi la bocca e la mente di luoghi comuni.
Quindi, per cominciare subito, fatemi finire con gli scontati auguri di fine e inizio. :)
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1 commenti:
C'è una tale quantità di informazioni, opinioni e idee in circolazione che avere qualcosa di orginale è effettivamente diventato difficile, soprattutto per chi cerca di seguire.
Quindi no, non credo sia così insopportabile, in fondo, il silenzio.
Quando carico di punti di vista, può essere fecondo. Addirittura interessante.
Basta che sia la risultante di forze diverse e non derivi invece dalla loro assenza.
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