Lo so benissimo. So perfettamente che curare questo blog è una delle cose che sto facendo di meno (o peggio, o entrambe le cose), da quando ho iniziato l'università. Per ora, sono le lezioni a riempirmi le giornate (tutte le mattine, e tre pomeriggi su cinque), non manca mai qualcosa da rivedere o ripassare il pomeriggio, qualche esercizio da fare. Per non parlare della spesa del lunedì e del ritorno del venerdì.
Poi, in realtà, ci sarebbero vagonate di cose di cui vorrei parlare. Degli stronzi di Roma, di Gheddafi, degli indignati, di tutte le persone conosciute qui (di cui solo una minoranza sono autoctoni, per ora), di come io mi senta centinaia di chilometri più a sud di dove mi trovo davvero (stando con due calabresi e un siciliano), dei bolognesi che non sanno guidare, di questa città che è sovratrafficata, stretta, e vecchia, della parlata e dei modi di dire locali che invece mi fanno sorridere.
Ma quando si hanno tante cose da dire e non si ha né modo né tempo per riordinare i pensieri, vale la stessa regola per i casi in cui ci si sente incapaci di esprimersi: vale, cioè, il silenzio.
L’arte di vincere (le elezioni)
1 ora fa



2 commenti:
e poi si scrive coscienza, no?
è un po' presto per dimenticare l'italiano :D
buone cose a Bologna!
È un po' presto si. XD
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