S’io credesse che mia risposta fosse
a persona che mai tornasse al mondo,
questa fiamma staria senza piu scosse.
Ma perciocche giammai di questo fondo
non tornò vivo alcun, s’i’odo il vero,
senza tema d’infamia ti rispondo


Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canto XXVII, vv. 61-66


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sabato 3 settembre 2011

Nella mia vita sono scampato a molteplici riforme scolastiche: i voti (numerici) alle medie, la "rivoluzione" della Gelmini alle superiori, le nuove fascie per i crediti scolastici (adesso serve qualcosa più di 9 e non più qualcosa più di 8 per averne 25 alla maturità), i test invalsi alla maturità (boh, vedremo!), ma anche e soprattutto la scure che si abbatté - due anni dopo la mia uscita - sugli esami finali delle elementari.
Meglio così, perché sarebbe stato un peccato non farli. Non tanto per la loro effettiva utilità (di cui so dire poco o nulla, sicuramente posso dire che non mi hanno cambiato la vita), quanto piuttosto perché hanno rappresentato il primo vero banco di prova per la mia... come definirla? Stravaganza ideale. Ovvero per quelle passioni di cui sono tra i pochi cultori, che mi portano ad amare cose strane, perverse, sconvenienti, o - comunque - apparentemente fuori dal comune. E NON sto parlando di coprofilia, per piacere.
Per capire davvero di cosa parlo, devo addentrarmi nel mio elaborato di italiano di quegli esami. Probabilmente scadente (mi piacerebbe rileggerlo, non so se sia possibile recuperarlo da qualche parte), ma certamente originale. Ricordo distintamente l'espressione della mia maestra quando lo ritirò al termine della lezione. Sbalordita lo lesse, e poi la rise alla grande. Il titolo recitava più o meno "L'economia dei paesi scandinavi", ed era quello che al tempo avevo imparato a definire come testo argomentativo-espositivo.
Il mio affetto per i paesi nordici (diciamolo bene: scandinavi) si manifestò allora per la prima volta, e non ha più smesso di esserci. Ricordo che la mia nazione preferita è stata per lungo tempo la Svezia. Poi è diventata l'Islanda, e, infine, la Norvegia (amore che dura tutt'ora). Gli altri bambini avevano il giocatore di calcio, la figurina, la macchinina preferita. Scrivevano temini sulle gite con i loro genitori, o sui giochi che facevano al parco il pomeriggio. Io volavo alto e scoprivo altre passioni, altri piaceri. Che poi sono rimasti, e ora mi segnano.

Ma perché proprio i paesi scandinavi? Perché non i Caraibi, l'America, l'Arabia, la Russia? Ci sono migliaia di posti esotici e interessanti, in questo mondo, a cui è possibile appassionarsi, in cui si potrebbe voler vivere per le più svariate ragioni, e (soprattutto) a cui un bambinetto di 10 anni potrebbe affezionarsi. E invece no, per me contava solo la desolazione del niente, posti dove in inverno il sole non c'è mai (ma in estate c'è sempre), dove (si dice?) la gente si suicida più del normale, dove è tutto un bel paesaggio da vedere, ma c'è poco più del niente da visitare. Giusto il museo vichingo ad Oslo, ecco.
Appunto, allora, perché? Perché in Norvegia, in Svezia, in Islanda (ma anche in Finlandia, anche se per questa nazione io ho sempre avuto una certa diffidenza, non si capisce per quale motivo) fa - molto semplicemente - freddo. A volte molto freddo. E nevica spesso, e tira vento.
In realtà, anche senza realizzarlo, molto prima di amare i paesi nordici, da bambino, a me piaceva il freddo. Altra passione inspiegabile (per il senso comune) da cui poi, lentamente, ne è scaturita un'altra: quella per la meteorologia, per il tempo che fa o avrebbe fatto. Fatevi un giro sui forum meteo. Vi accorgerete che non sono affatto un'eccezione, anzi. La stragrande maggioranza delle persone meteoappassionate sono cultrici del gelo e della neve in inverno, e dei temporali e del maltempo in estate. Esattamente come il sottoscritto, che in ciò è assolutamente un conformista.
Poi, ovviamente, crescendo, le tre passioni si sono strutturate in modo solido. E spesso si confondono e si intrecciano in sogni e progetti di vita. Fare il meteorologo in Norvegia rappresenta per me la più elevata aspirazione non solo lavorativa, ma di vita stessa. Anche se in Scandinavia non ci sono mai stato. Mi basta sapere che da ottobre ad aprile posso veder nevicare, o gelare con facilità. Mi è sufficiente per aggiungere il posto alla lista dei luoghi in cui provare a vivere.

2 commenti:

la Volpe ha detto...

vieni a trovarmi prima che io me ne vada... hai ancora qualche mese ^^

Luca ha detto...

:D Ma magari!

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