Ai molti che si sono chiesti negli scorsi giorni quale fosse il reale senso della GMG, e quale fosse il brivido di accorrere festanti al cospetto del papa, risponderei che non sarebbe stato pensabile né possibile radunare tutti i giovani cattolici del mondo senza invitare il successore terreno del padrone di casa. Sarebbe stato come celebrare il congresso di un grande partito politico senza invitare il segretario, o come convocare la giunta comunale senza dire nulla al sindaco. E poi, insomma, un po' di educazione!
Anche perché, molto prima di accorgersi di Ratzinger, è stato molto più facile - guardandosi attorno - constatare la grandezza poderosa di questa Chiesa babelica che parla decine di lingue diverse, abita centinaia di stati (anche i più ostili e intolleranti: abbiamo visto gruppi di coraggiosi cinesi o irakeni sfilare), e può contare sulla giovane forza di milioni di persone (non solo quelle di Madrid, evidentemente) provenienti dalle più svariate regioni del globo (alcune delle quali rappresentate da bandiere mai viste, rimasteci solo nella mente perché non ritracciabili nemmeno sui libri di geografia).
Il senso, dunque, è stato quello di essere tantissimi e universali (che in greco si dice, guarda caso, cattolici): tutti nello stesso posto per lo stesso motivo, lo stesso credo. Che è sempre molto più che la banale "vista" del papa, come se dare un'occhiata ad un vecchietto vestito di bianco (magari senza nemmeno ascoltare quello che dice) potesse fare da testimonianza di fede o di vita.
Un'esperienza di questo tipo non ha fatto altro che rafforzare una mia sempre più ferrea convinzione: è fenomenale come la Chiesta riesca (e sia riuscita in passato) a disperdere questo dono unico e incommensurabile che è l'universalità, la pluralità, la diversità al suo interno, solo perché sente (e ha sentito) di tanto in tanto il bisogno di chiudersi in un fortino di certezze e di valori, selezionando con cura i propri fedeli e lasciandone fuori degli altri (eretici, peccatori, immorali!).
Si ha paura del relativismo, e poi si radunano quasi due milioni di persone delle culture e tradizioni più disparate insistendo sul messaggio cristiano, quello che parla a tutti gli uomini senza alcuna distinzione etnica o di condizione personale.
GPII, in uno dei suoi primi e più celebri discorsi, disse di aprire le porte a Cristo. Benissimo. Io, da dopo la GMG, mi sentirei di ribaltare quella frase: cara Chiesa, apri le porte all'umanità.
A questo mondo c'è ben di più del milione e mezzo di Madrid. E Gesù non ha mai parlato di territori (geografici ma non solo) di competenza.
*Il titolo è stato scelto su ispirazione di un pellegrino incontrato alla GMG
Restiamo umani
4 ore fa



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