Un pilastro basilare del diritto dice che chi sbaglia paga.
Il sale della democrazia è la eguale dignità di tutti i cittadini (articolo 2 della Costituzione, per gli smemorati).
Le carceri sono piene ed è ora di soppesare questi due principi stabilendo quale dei due abbia la precedenza per il nostro sistema giudiziario. Essenzialmente perché c'è un problema grande come una casa che si chiama sovraffolamento. Questione che ne pone a sua volta un'altra, assai più importante e gravosa: la dignità umana per chi "è dentro".
Amnistia e indulto fanno parte della lista che da anni comprende tutto ciò che è snob e radical chic. Avendo gran parte di coloro che hanno composto la lista dimenticato che invece sono strumenti previsti dalla Costituzione repubblicana.
Il sale della democrazia è la eguale dignità di tutti i cittadini (articolo 2 della Costituzione, per gli smemorati).
Le carceri sono piene ed è ora di soppesare questi due principi stabilendo quale dei due abbia la precedenza per il nostro sistema giudiziario. Essenzialmente perché c'è un problema grande come una casa che si chiama sovraffolamento. Questione che ne pone a sua volta un'altra, assai più importante e gravosa: la dignità umana per chi "è dentro".
Amnistia e indulto fanno parte della lista che da anni comprende tutto ciò che è snob e radical chic. Avendo gran parte di coloro che hanno composto la lista dimenticato che invece sono strumenti previsti dalla Costituzione repubblicana.
L'ultima volta che un governo (anzi, il parlamento!) ha operato una misura di questo tipo (si trattò di indulto) fu nell'estate del 2006. Il guardasigilli era Mastella, il premier Prodi. Alla Camera c'era una maggioranza di centrosinistra. Turigliatto votava al Senato e Capezzone stava nei Radicali. A dirla così sembrano passati dei secoli.
Invece sono passati solo 5 anni. E siamo di nuovo in crisi. Perché, ovviamente, l'elemento essenziale non è cambiato: in gattabuia abbiamo continuato a sbatterci i poveri disgraziati (condendo l'ordinamento con qualche perla, vedi l'ormai bocciato reato di clandestinità), trasformando le prigioni in discariche sociali piene di drogati e di stranieri. Che sono tanti e aumentano di continuo. Perché anche la giustizia, in questo paese, colpisce sempre i soliti. Esattamente come le manovre del B. E continuiamo a lamentarci che in carcere non ci va mai nessuno (di quelli che vorremmo noi), quando invece, a quanto pare, in carcere ci finiscono sempre in troppi. E quando si è troppi, si vive male. E se si vive male, e per di più non si è liberi, il carcere diventa una tortura, non una pena da scontare.
Non è quindi solo una questione di posti, di strutture, di spazi. È anche (e soprattutto) una questione di buone o cattive leggi, che decidono chi mandare in carcere e chi no.
E quelli che sono dentro non possiamo farli uscire per la prima volta il giorno che scade la pena. Come si tenta di fare a Padova. Dove la pena la si sconta in cella solo per metà. Poi si comincia ad uscire, di solito per lavorare e reinserirsi. E dove esistono le più svariate opportunità all'interno della struttura: redazioni di riviste, laboratori di vario tipo, incontri con le scuole...
Nei tribunali si legge sempre, sopra il bancone del giudice, la gloriosa frase "LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI". Mi piacerebbe che un giorno qualcuno proponesse di aggiungere a quel motto, come corollario, il terzo comma dell'articolo 27 della Costituzione, che recita: "LE PENE NON POSSONO CONSISTERE IN TRATTAMENTI CONTRARI AL SENSO DI UMANITÀ, E DEVONO TENDERE ALLA RIEDUCAZIONE DEL CONDANNATO".
Secondo voi metterne dieci in una cella da tre o da quattro quanti riesce a rieducarne?
Io dico: nessuno. Piuttosto, ne ammazzerà qualcuno di suicidio. In silenzio. Senza che nemmeno i difensori della vita spiaccichino una fottuta parola su chi muore di prigione.
In un bel post di qualche tempo fa Francesco ci spiegava che l'indulto di 5 anni fa aveva funzionato. Ma non era piaciuto a nessuno, perché a nessuno fu spiegato. E - ironia della sorte - fu uno dei tanti (forse il primo dei tanti) provvedimenti del Parlamento che contribuì a consegnare questo paese al B. e ai suoi seguaci per la quarta volta.
Adesso la patata è loro, e scotta.
Non è quindi solo una questione di posti, di strutture, di spazi. È anche (e soprattutto) una questione di buone o cattive leggi, che decidono chi mandare in carcere e chi no.
E quelli che sono dentro non possiamo farli uscire per la prima volta il giorno che scade la pena. Come si tenta di fare a Padova. Dove la pena la si sconta in cella solo per metà. Poi si comincia ad uscire, di solito per lavorare e reinserirsi. E dove esistono le più svariate opportunità all'interno della struttura: redazioni di riviste, laboratori di vario tipo, incontri con le scuole...
Nei tribunali si legge sempre, sopra il bancone del giudice, la gloriosa frase "LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI". Mi piacerebbe che un giorno qualcuno proponesse di aggiungere a quel motto, come corollario, il terzo comma dell'articolo 27 della Costituzione, che recita: "LE PENE NON POSSONO CONSISTERE IN TRATTAMENTI CONTRARI AL SENSO DI UMANITÀ, E DEVONO TENDERE ALLA RIEDUCAZIONE DEL CONDANNATO".
Secondo voi metterne dieci in una cella da tre o da quattro quanti riesce a rieducarne?
Io dico: nessuno. Piuttosto, ne ammazzerà qualcuno di suicidio. In silenzio. Senza che nemmeno i difensori della vita spiaccichino una fottuta parola su chi muore di prigione.
In un bel post di qualche tempo fa Francesco ci spiegava che l'indulto di 5 anni fa aveva funzionato. Ma non era piaciuto a nessuno, perché a nessuno fu spiegato. E - ironia della sorte - fu uno dei tanti (forse il primo dei tanti) provvedimenti del Parlamento che contribuì a consegnare questo paese al B. e ai suoi seguaci per la quarta volta.
Adesso la patata è loro, e scotta.



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