S’io credesse che mia risposta fosse
a persona che mai tornasse al mondo,
questa fiamma staria senza piu scosse.
Ma perciocche giammai di questo fondo
non tornò vivo alcun, s’i’odo il vero,
senza tema d’infamia ti rispondo


Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canto XXVII, vv. 61-66


Il referendum elettorale (poi il Senato)

venerdì 24 giugno 2011

Il Senato (lo dice la Costituzione) si deve eleggere su base regionale. Non ci sono alternative. La soluzione Calderoli, però, è un gran pasticcio. O meglio, è un pasticcio quando il centrosinistra tenta di vincere le elezioni. Va un po' meglio - generalmente - quando la stessa cosa succede al centrodestra. E adesso, qui di seguito, vi spiego perché. E poi anche come Sartori e si suoi amici vogliono risolvere il problema.

Senato della Repubblica (ADESSO)
Come detto, il Senato (composto da 315 membri) è eletto su base regionale. Ma il meccanismo è assai simile a quello della Camera. Non ci sono nemmeno qui le preferenze, quindi il pippone del post precedente ve lo risparmierò.
Dunque, cominciamo. Le regioni italiane sono 20. Il meccanismo che sto per descrivervi, tuttavia, vale solo per 17 di queste. Ne sono escluse infatti Trentino e Valle d'Aosta (per le solite ragioni autonomiste), e il Molise (che elegge 2 senatori, e quindi per determinare il premio di maggioranza [cosa di cui vi sto per parlare] anche Calderoli, quella volta, si dovette arrendere). Ogni regione elegge un tot di senatori, a seconda della popolazione. Per esempio la Lombardia ne elegge più della Liguria, e il Lazio più dell'Umbria. Per ogni regione c'è poi un premio di maggioranza (il 55% dei seggi in palio). Ma ovviamente questo varia da regione a regione, e varia anche a seconda di chi vinca. Perché se in Veneto vince una coalizione Lega-Pdl (cioè se ottiene anche solo un voto più delle liste/coalizioni avversarie: vale la stessa logica spiegata per la Camera) il premio di maggioranza lo prendono loro. Ma in Emilia e in Toscana il premio lo prenderà probabilmente qualcun'altro (chennesò, un alleanza Pd-Idv-Sel). Quindi, alla fine, capite bene come il meccanismo sia più articolato e difficile da prevedere, poiché fondamentale è capire chi vince e dove.
Questa logica favorisce tendenzialmente una parte politica precisa perché Veneto, Sicilia, e Lombardia, da sole, eleggono qualcosa come 100 senatori. E i rispettivi premi di maggioranza sono praticamente un esclusiva del centrodestra e sicuramente più sostanziosi che non quelli forniti dall'accoppiata Toscana-Emilia (conquistati dal centrosinistra, di solito) per dirne una.
Per quel che concerne le soglie di sbarramento, anche qui ce ne sono 3. Per le liste che si presentano da sole vale l'8%, per quelle in coalizione il 4%, e per le coalizioni il 20%. Sinceramente mi sfugge in questo momento se ci fosse anche qui la follia del ripescaggio, ma tenderei a dubitarne.

Senato della Repubblica (REFERENDARIO)
E veniamo alla proposta del referendum (quesito 3). Avevo lasciato da parte 3 regioni. Rivanghiamo il Trentino Alto Adige, che elegge i suoi bei 7 senatori. Il porcellum dice che 6 di questi sono eletti col maggioritario (cioè il territorio del trentino è diviso in 6 collegi e il candidato che prende più voti nei singoli collegi è eletto). Il settimo senatore, invece, è eletto con un meccanismo diverso, ovvero con il recupero proporzionale. Praticamente vengono sommati tutti i voti delle liste che sostengono i vari candidati nei collegi, e la prima lista ha diritto ad eleggere il suo primo dei non eletti (non sembra proporzionale, ma solo perché si tratta dell'elezione di un SINGOLO senatore). Bene, cos'hanno fatto quei geni del male dei promotori del referendum? Han detto bene: adesso estendiamo il recupero proporzionale valido solo per il 7° senatore del Trentino (capite, la prodezza?) a TUTTO IL SENATO. Ecco che, quindi, il Senato sarebbe eletto con un meccanismo simile a quello che oggi viene usato per le elezioni provinciali. Regioni divise in collegi uninominali (sulla scheda, per capirci, troveremmo singoli candidati senatori sostenuti da una lista, e non liste contenenti più candidati) e meccanismo proporzionale di elezione. Ora mi occorrerebbe troppo tempo per spiegarvi nel dettaglio come funzionerebbe l'ambaradan.
Sicuramente avremmo molteplici effetti positivi: sceglieremmo i senatori DIRETTAMENTE, ovvero dando un voto ad un candidato e non ad una lista, e sopratutto miglioreremmo la governabilità della camera anziana (il centrosinistra avrebbe vinto 2-3 senatori in più nel 2006, se si fosse adottato questo meccanismo).

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