S’io credesse che mia risposta fosse
a persona che mai tornasse al mondo,
questa fiamma staria senza piu scosse.
Ma perciocche giammai di questo fondo
non tornò vivo alcun, s’i’odo il vero,
senza tema d’infamia ti rispondo


Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canto XXVII, vv. 61-66


Il referendum elettorale (intanto la Camera)

giovedì 23 giugno 2011

Forse avrete notato il riquadro comparso in alto a sinistra su questo blog.
Pare che Sartori & Co. abbiano in mente di fare una raccolta firme per presentare un referendum abrogrativo sull'attuale legge elettorale.
Una buona idea adombrata da un pessimo passato. L'ultimo referendum che ha riguardato il porcellum - infatti - è fallito miseramente, nel 2009, quando si recarono alle urne solo il 23% degli aventi diritto (penso fosse il minimo storico, o gi di lì). Al tempo si votava per cancellare le coalizioni ma non il premio di maggioranza (cosa assurda che avrebbe accentuato gli effetti malefici dell'invenzione calderoliana), e per eliminare la candidabilità in più circoscrizioni.
Questa volta, invece, i promotori han fatto un lavoretto assai più intelligente, che spiegherò più avanti, in questo post.
La strada, comunque, rimane lunga e difficile. Soprattutto perché (sbagliando) si pensa alla legge elettorale come un'accozzaglia di norme difficili da capire e non prioritarie all'interno del dibattito politico. Quando sono invece lo strumento (fondamentale) che trasforma i voti di noi cittadini in parlamentari, sindaci, consiglieri, e così via.
Ecco come cambierebbero le cose se: (1) si raccoglieranno le 500 000 firme necessarie per ciascuno dei 3 quesiti, (2) la Consulta validerà i quesiti e le firme, (3) almeno il 50%+1 di Italiani si recherà alle urne, (4) vincerànno i si.

Camera dei deputati (ADESSO)
La legge attuale (che riesce a NON essere - unico caso della storia del diritto mondiale - né una legge proporzionale, né una legge maggioritaria, né - sentite qua - una legge mista) prevede innanzitutto un premio di maggioranza (340 deputati in palio su 630) alla lista/partito o alla coalizione di liste/partiti che ottiene anche un solo voto più delle altre liste (e coalizioni). Che poi la coalizione vincente abbia il 20% piuttosto che il 30% o il 40% dei voti poco cambia. Ha vinto tutto e può (almeno alla Camera) governare tranquillamente.
Ovviamente non esistono le preferenze. Infatti, le liste elettorali (quelle formate dai candidati eleggibili a deputati che vengono appese qua e là nel pre-elezioni) sono definite bloccate. Ovvero, nella scheda (chi ha partecipato alle elezioni del 2006 e del 2008 lo può ricordare), non c'è spazio per scrivere nomi. Chi compone le liste, in qualche modo, già PRIMA delle elezioni, può "decidere" chi farà o meno il deputato.
Per quel che concerne gli sbarramenti, la legge abbonda (ecco una delle molte contraddizioni: sbarramenti e premi di maggioranza che convivono!). Accedono alla distribuzione dei seggi tutti le liste che (presentatesi da sole) ottengono almeno il 4% [e uno]. Tuttavia, per le liste in coalizione lo sbarramento scende al 2% [e due]. C'è poi uno sbarramento ulteriore per le coalizioni, che devono ottenere almeno il 10% dei voti per essere ammesse alla rappresentanza parlamentare [e tre!]. Ah, non vi ho detto che - all'interno delle coalzioni - il primo partito sotto il 2% viene ripescato. Come successe a Mastella (e al suo Udeur) nel lontano (che poi lontano non è) 2006.

Camera dei deputati (REFERENDARIA)
Via il premio di maggioranza, via le coalizioni, via tutti gli sbarramenti che non siano il 4% per le liste e i partiti singoli. Si torna (anzi, si giunge, perché sarebbe una soluzione inedita per questo paese) ad un semplice sistema proporzionale con soglia di entrata. Per darvi un'idea, nel 2006, sic stantibus rebus, sarebbero rimasti fuori da Montecitorio: Rosa nel Pugno, Italia dei Valori, Udeur, Verdi, Comunisti Italiani. Avrebbero avuto accesso alla Camera solo Ulivo e Rifondazione (a sinistra) e tutti gli altri a destra: Udc, Lega (per un pelo!), Forza Italia, Alleanza Nazionale.
Per quel che riguarda le liste, il referendum elimina (mi sembra con il quesito 2) tutti i riferimenti a: liste bloccate, elezione dei candidati secondo l'ordine di lista, segni aggiuntivi da apporre sulla scheda, divieti di scrivere altro che non sia la famosa "X" da tracciare, eccetera. Insomma, fa un po' di pulizia ma (essendo un referendum abrogativo) nessuno può avere aggiunto in modo esplicito un richiamo alle preferenze. Sarà infatti interessante capire cosa dirà la corte su questo punto.

Appena ho 2 minuti, vi spiego pure come sarebbe partorito l'eventuale Senato referendario. Anche perché lì il meccanismo è molto più complesso (anche se i promotori si son dimostrati dei gran geni, non c'è che dire!).

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