«Se uno di noi è in grado di dire a se stesso, come se si trovasse alla presenza di Dio, che non deve agire in conformità di quanto gli viene comandato dal papa, egli è obbligato a obbedire, e, se disobbedisse, commetterebbe un peccato [...]. Certamente, se sarò costretto a coinvolgere la religione in un brindisi al termine di un pranzo, brinderò al papa - se vi farà piacere -, ma prima alla coscienza, e poi al papa»
Discutere di Chiesa è rognoso e pericoloso. Prima di tutto perché si possono dire un sacco di banalità finendo per sparare a zero in modo general generico su tutta la gerarchia ecclesiastica, ironizzando prevedibilmente sulla pretopedofilia, l'opulenza vaticana, l'anti-modernismo, le varie intolleranze, eccetera (e io odio le generalizzazioni, di qualsiasi genere e grado). In secondo luogo perché si parla di qualcosa che è sacro, che ha fondato il figlio del Creatore in persona un paio di millenni fa. E quindi - è inevitabile - bisogna andarci cauti.
Nonostante ciò, parlarne all'ultima tavernicolata (oltre ad essere stato, come sempre, utile e stimolante) si è dimostrato assai meno rissoso del previsto.
Una personale premessa necessaria è la seguente: non esistono uomini perfetti, né infallibili. Esistono solo esseri umani guidati da rispettabili convinzioni di carattere religioso, politico, umano. Ergo, se anche si tratta di un dogma nel quale dovrei credere, io faccio tutt'ora fatica a comprendere il senso dell'infallibilità papale decretata dal primo Concilio Vaticano (che mi sembra, a dirla tutta, avendo un minimo di conoscienza storica, più una simpatica e intrigante ripicca politica del buon vecchio Pio IX). E non perché ce l'abbia in particolare con i papi, ma perché mi è proprio oggettivamente complicato credere che esista qualcuno al di sopra dell'unica fondamentale condizione umana: la fallibilità (ovviamente, meglio non scomodare Gesù Cristo, né qui né poi).
Detto questo, non nego (anche perchè lo penso) che ci siano molte cose che non vanno bene nella Chiesa (che spesso non si meriterebbe la lettera maiuscola). E in questo senso mi sento molto il Civati della situazione, che vuol bene al suo partito (il PD), ma non manca - tutti i giorni - di riconoscerne i limiti, i difetti, i problemi, la quantità obrobriosa di minchiate che sparano quotidianamente i compagni di partito. Ovviamente qui non si sta parlando di un partito politico. Ma certamente la filosofia del dissenso interno, dell'affetto verso qualcosa che non si finirà mai di amare e stimare ma al contempo lo si vorrebbe sempre migliore e inattaccabile (come si fa per un amico) è esattamente ciò che sento mio.
Posso riassumere tutti i miei dubbi ad un unico concetto. Come uomo (molto prima che come cattolico) so di non avere alcuna verità in mano, in questa vita. So che qualcuno ha messo su questo mondo - proprio vicino a me, a contatto con la mia realtà - miliardi di persone tutte diverse da me, operanti in modo differente, dei più vari orientamenti politici, sessuali, religiosi, culturali. E proprio per questo motivo non sento di avere il diritto di escludere nessuno da questa terra. Ecco. Così vorrei facesse la mia Chiesa! Non escludere, ma includere. Non condannare, ma incontrare. Nella storia il cattolicesimo si è lentamente trasformato nella religione dei "no", di ciò che "non si può fare", di ciò che è "proibito". Nei secoli abbiamo disseminato la morale e l'etica di veti e di rifiuti. E invece Cristo era l'uomo del "si" (cfr. L'anticristo, Nietzsche), quello che morì sulla croce a braccia aperte e liberò dalla morte l'intera umanità, senza alcuna eccezione o distinzione. Senza casi particolari.
La semplicità del messaggio evangelico (l'amore a perdere, universale, verso il prossimo) è l'unica certezza per il cristiano. L'unica verità affermabile è questa nostra fratellanza che ci lega, al di fuori dei confini nazionali, delle religioni, della politica. La Chiesa, ecco, siamo prima di tutto noi e tra noi. L'altra Chiesa, quella che ci guida, deve esserci perché abbiamo bisogno di regole e istituzioni che segnino dei confini, di "pastori" che ci ispirino. Ma sempre, e comunque, coscienti che restiamo (tutti) uomini. Mortali, fallibili, peccatori.
Non so se Vittorio credesse in Dio. In ogni caso, nel suo slogan, c'è tutto quello per cui un cattolico come me può vivere. Se fossi papa, l'avrei già adottato come slogan ufficiale del Vaticano. Per dire.



2 commenti:
Come sei colto.
E come sei modesto: sappiamo benissimo che L'anticristo l'hai scritto tu.
Ahahahah :D
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