Quest'utlima di Milano - e di un milanese in particolare - è una storia felice. Finalmente. E per ora.
È felice perché odora di pulizia e di onestà, di mitezza, di pacatezza, di equilibrio. Perché ha l'aspetto delle cose fatte bene, in modo intelligente. Perché dopotutto ha il sapore del nuovo (lui ha sessantanni e passa, ma - in fondo - chissenefrega) e del cambiamento.
Anche senza vivere a Milano, anche senza sentire da vicino la festa della vittoria, Pisapia non può non fare tenerezza, non può mancare di suscitare simpatia. Perché è un uomo rispettabile e rispettoso, che infonde a prescindere fiducia, che ispira sicurezza, che di rado alza la voce. Non urla, non offende, non impreca. È un avvocato, conosce la legge e le leggi. E fino ad ora, checchenedicano, le ha rispettate e le rispetta. Lo hanno definito anche borghese, oppure moderato per questi suoi modi di fare. Eppure sappiamo che ha idee progressiste, che ha tifato per (e militato in) schieramenti fatti di posizioni forti. Ha una storia che non ha mai rinnegato alle proprie spalle, due mandati parlamentari annessi (ipse dixit: «due mandati parlamentari bastano e avanzano per chiunque»), e battaglie sempre dignitose e rispettabili (per le carceri più umane, per i diritti dei gay, contro l’accanimento terapeutico, per il voto amministrativo agli immigrati residenti da oltre cinque anni in Italia).
È proprio il genere di persona che in Italia - di solito - verrebbe accantonata, messa da parte, per non dire irrisa ed esclusa. Sicuramente, non candidata. E invece, ora, rischia di vincere. E di diventare sindaco della seconda città del paese, in barba a tutti i sondaggi, a tutti i premier, a tutto il fango (per usare un eufemismo) che gli è stato spalmato addosso.
Ecco perché dà soddisfazione e al contempo genera incredulità e scompiglio, l'eventuale trionfo di Pisapia. Perché è un mite e un giusto. E nell'Italia degli urlatori, dei ciarlatani, degli evasori, dei mercanti, dei rozzi, dei maleducati, la sua vittoria è proprio una rivoluzione.
In bocca al lupo Giuliano.
Restiamo umani
4 ore fa



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