Non è quello che possono dirci, né quello che possiamo dire loro. Non è quello che materialmente possono darci o dare noi loro. Direi che non si tratta nemmeno del potersi confidare intimamente o dello sfogarsi con qualcuno che ti ascolta. O almeno, non è solo questo. Non prima di ogni altra cosa e sopra ogni altra cosa.
Heidegger (parlando di tutt'altro) usava l'espressione dasein: esserci. Io userei invece un termine italiano più semplice e meno filosofico: presenza. Sopra ogni cosa, prima di tutto, nelle relazioni umane, viene - appunto - la condivisione dello spazio e del tempo, l'esistere nello stesso momento e nello stesso luogo, il poter fisicamente constatare che l'altro è lì con te, magari solo per quell'istante, per quel minuto, per quell'oretta, breve ma fondamentale. Non c'è bisogno di spiegarvi, penso, cosa significhi vedere una persona cara, in carne ed ossa, dal vivo; e cosa voglia dire poterla divorare con gli occhi, apprezzarne il sorriso, i capelli, la fisionomia del volto e del corpo. E poi - dopo - parlarci e fare tutto quello che ho elencato qui, poco più sopra.
Mi accorgo di ciò quando, per esempio, fremo di dire delle cose a qualcuno ma me ne dimentico totalmente quando lo incontro. La presenza annulla tutto il resto, diventa essa stessa la protagonista di un rapporto.
È lo stesso motivo per il quale soffriamo quando un caro lascia questo mondo. Perché non possiamo più condividere la nostra (reciproca) presenza, il nostro essere qui, vivi, esistenti con lui.
C'è una poesia che mi piace un sacco e che finisce così:
Se non seiE. Montale, Piove
è solo la mancanza
e può affogare



1 commenti:
Belle riflessioni ^^
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