Più o meno è andata così: una nazione africana si è sollevata contro il proprio dittatore, liberando e assumendo il controllo una per volta di quasi tutte le città del paese. È sembrato per qualche giorno che i rivoltosi avessero la partita in mano, che fosse fatta.
A questo punto, il mondo ha cominciato a schierarsi con i ribelli (perché democratico è bello, quando fa comodo) dicendo peste e corna del pazzo che teneva sotto scacco quel popolo, che però se lo sorbisce da oltre quarant'anni.
Da questo esatto momento, la palla è tornata poco per volta nelle mani del dittatore, che si è ripreso tutto e pure con gli interessi.
Più o meno - ora - andrà così: la diplomazia internazionale, persa quasi del tutto la faccia, sarà costretta a ricorrere ad un intervento militare (perché, come dicevano oggi alla radio, la no-fly-zone non ha mai funzionato). Spenderemo altri soldi in armi ed armamenti, compileremo una nuova lista di caduti "eroi" per la patria e per la pace, malediremo la politica estera del nostro e di altri governi.
Ma un bel boicottaggio politico-economico, no?
Gandhi ci ha mostrato ormai sessant'anni fa che certe cose funzionano. La storia insegna e non se la fila nessuno.
Restiamo umani
4 ore fa



6 commenti:
La discriminante vera tra Afghanistan, Iraq e questo tipo di intervento è nella manifesta volontà della maggioranza del popolo di sollevarsi dal dittatore.
L'intervento militare, se coordinato bene, stavolta può effettivamente essere una soluzione. (E persino fare meno male di un boicottaggio economico che colpirebbe comunque i più deboli.)
I bombardamenti purtroppo non badano a distinzioni tra gheddafiani e rivoluzionari, e tanto meno tra ricchi e poveri.
Temo che le strage di civili le vedremo anche in Libia, e presto.
Concordo con il precedente commento: le stragi di civili, mi sembrano(purtroppo) inevitabili...
Aspetto di vedere. Ovviamente sul piano emotivo sono anch'io con te, Luca. Ma continuo a chiedermi se fosse possibile fare qualcos'altro di efficace, ora, per aiutare i ribelli.
tutti queste potenze militari mosse sulla spinta della democrazia e i diritti umani? la cosa non mi convince...speriamo bene
se la guerra servisse, ma la guerra di rado serve
e soprattutto ci vorrebbe una certa omogeneità... il mondo è perlopiù nelle mani di dittature, è sempre "bizzarro" il criterio con cui scegliere dove intervenire, diciamo...
Posta un commento